27 Luglio 2026

XXV Rapporto Annuale INPS: tutti i numeri delle pensioni 2025 (e che cosa dicono sulla tua)

A luglio 2026 l’INPS ha pubblicato il XXV Rapporto Annuale, la fotografia ufficiale del sistema previdenziale italiano con i dati aggiornati al 31 dicembre 2025. Oltre 400 pagine di tabelle che raccontano quanto costa il sistema, chi prende che cosa, a che età si esce davvero dal lavoro e quanto pesa ancora il divario di genere. Qui trovi i numeri che contano, spiegati.
XXV Rapporto Annuale INPS · dati 2025
Le pensioni in Italia, in quattro numeri
16,4 mln
Pensionati al 31.12.2025 (8,4 mln donne · 8,0 mln uomini)
51% donne
371 mld €
Redditi pensionistici lordi erogati in un anno
+24 mld sul 2023
1.885
Importo medio lordo mensile per pensionato
+1,3% sul 2024
1.540.943
Nuove prestazioni liquidate nel 2025
−1,8% sul 2024
Fonte: INPS, XXV Rapporto Annuale (luglio 2026) · elaborazione aPensione.it

Un sistema da 371 miliardi di euro

Al 31 dicembre 2025 i pensionati in Italia sono 16,4 milioni (8,4 milioni di donne e 8 milioni di uomini) e percepiscono redditi pensionistici lordi per circa 371 miliardi di euro l’anno. Il 96% riceve almeno una prestazione dall’INPS. L’importo medio lordo è di 1.885 euro al mese per pensionato (+1,3% sul 2024). Tali dati si ricavano dal XXV Rapporto Annuale INPS.

Il dato più interessante è la dinamica: nel triennio 2023-2025 il numero dei pensionati è rimasto sostanzialmente stabile, mentre la spesa è salita da 347 a 371 miliardi. A far crescere il conto non sono le nuove pensioni, ma gli importi medi e la rivalutazione: un meccanismo che vedremo pesare sempre di più con l’inflazione dentro gli assegni.
21,3 milioni di prestazioni: chi prende che cosa

I 16,4 milioni di pensionati percepiscono in realtà 21,3 milioni di prestazioni (molti ne cumulano più di una): 16,8 milioni previdenziali, cioè costruite con i contributi, e 4,4 milioni assistenziali, finanziate dalla fiscalità generale. Ed è la componente assistenziale l’unica in crescita: +300 mila prestazioni dal 2023.

Prestazioni INPS vigenti al 31.12.2025
21,3 milioni di assegni: chi prende che cosa
Numero di prestazioni, peso sul totale e importo lordo medio mensile per categoria.
CategoriaPrestazioniQuota sul totaleImporto medio
Previdenziali · 16.840.238 (79,2%) · media 1.465 €
Anticipate / anzianità6.969.838
32,8%
2.162 €
Vecchiaia4.932.977
23,2%
1.035 €
Superstiti (reversibilità)4.116.714
19,4%
868 €
Invalidità previdenziale820.709
3,9%
1.130 €
Assistenziali · 4.417.761 (20,8%) · media 511 €
Prestazioni agli invalidi civili3.503.140
16,5%
500 €
Pensioni e assegni sociali914.621
4,3%
552 €
Totale prestazioni INPS21.257.9991.267 €
Fonte: INPS, XXV Rapporto Annuale (luglio 2026), Tab. 3.2 · elaborazione aPensione.it

Gli importi raccontano la vera gerarchia del sistema. Le pensioni anticipate valgono in media 2.162 euro al mese, il doppio delle pensioni di vecchiaia (1.035 euro). Non è un paradosso: al canale anticipato arriva solo chi ha carriere lunghe e continue – oggi oltre 42 anni di contributi medi – mentre nella vecchiaia confluiscono le carriere più corte e discontinue. Le prestazioni assistenziali si fermano a circa 511 euro medi.

Importo lordo medio mensile · vigenti 2025
Quanto vale una pensione, categoria per categoria
Le anticipate valgono il doppio della vecchiaia: dietro c'è la lunghezza della carriera contributiva.
Anticipata / anzianità · oltre 42 anni di contributi medi
2.162 €
Invalidità previdenziale
1.130 €
Vecchiaia
1.035 €
Superstiti
868 €
Pensioni e assegni sociali
552 €
Invalidi civili
500 €
Previdenziali    Assistenziali
Fonte: INPS, XXV Rapporto Annuale (luglio 2026), Tab. 3.2 · elaborazione aPensione.it

Il divario di genere resta il dato più duro

Le donne sono il 51% dei pensionati ma percepiscono solo il 44% dei redditi pensionistici: 163 miliardi contro 207. In media un uomo incassa 2.166 euro lordi al mese, una donna 1.619: il 34% in meno.

Il divario nasce dalle carriere, non dalle regole. Alla pensione di vecchiaia le donne arrivano con circa 25 anni e 8 mesi di contributi contro i 31 anni e mezzo degli uomini: quasi sei anni di versamenti in meno, che in un sistema sempre più contributivo si trasformano direttamente in assegno. Il risultato: una vecchiaia media femminile da 880 euro contro i 1.272 degli uomini. E l’87% delle pensioni ai superstiti va a donne: per molte, la reversibilità è ancora un pezzo strutturale del reddito.

Il divario di genere · dati 2025
Le donne sono la maggioranza dei pensionati, ma prendono meno
+34%il reddito pensionistico medio degli uomini rispetto a quello delle donne
Uominireddito pensionistico medio mensile
2.166 €
Donnereddito pensionistico medio mensile
1.619 €
51%dei pensionati è donna, ma alle donne va solo il 44% dei redditi pensionistici
880 €la vecchiaia media delle donne, contro 1.272 € degli uomini
87%delle pensioni ai superstiti è percepito da donne
≈ 6 annidi contributi in meno per le donne alla pensione di vecchiaia
Fonte: INPS, XXV Rapporto Annuale (luglio 2026), Tabb. 3.1-3.2 e § 3.2.2.2 · elaborazione aPensione.it
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Quando si va in pensione: 64,7 anni di media

Nel 2025 l’età media alla decorrenza per i lavoratori dipendenti privati e pubblici è di 64,7 anni, tre in più rispetto al 2012. Per il solo Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti, dal 1995 l’età media di uscita è salita di 7 anni e 3 mesi: da 57 anni e 7 mesi a 64 anni e 10 mesi.

Le due strade si sono però divaricate. La vecchiaia è ormai inchiodata al requisito dei 67 anni (età effettiva 67,2 nel 2025; tra i dipendenti privati le donne escono a 67,3 anni, gli uomini a 67,1). Le anticipate viaggiano a 61,7 anni, sotto il massimo del 2020 (62,1): la loro età media oscilla al ritmo dei requisiti contributivi e dei canali di flessibilità che si sono succeduti — Quota 100, poi Quota 102 e 103. La lezione per chi pianifica: l’età «vera» di uscita dipende dal canale a cui puoi accedere, e il canale dipende dalla continuità della tua carriera.

Età media alla decorrenza · dipendenti privati e pubblici
Si va in pensione sempre più tardi: 64,7 anni nel 2025
La vecchiaia si è fermata sul requisito dei 67 anni; le anticipate seguono i canali di flessibilità.
Tipologia20122015202020242025
Pensioni anticipate59,960,562,161,661,7
Pensioni di vecchiaia63,765,667,167,267,2
TOTALE61,762,163,964,564,7
Solo dipendenti privati (FPLD): dal 1995 l'età media di uscita è salita da 57 anni e 7 mesi a 64 anni e 10 mesi (+7 anni e 3 mesi). Nel 2025 la vecchiaia decorre a 67,1 anni per gli uomini e 67,3 per le donne.
Fonte: INPS, XXV Rapporto Annuale (luglio 2026), Tab. 3.5 e Graf. 3.6 · elaborazione aPensione.it

Le nuove pensioni del 2025: il flusso rallenta

Nel 2025 l’INPS ha liquidato 1.540.943 nuove prestazioni, l’1,8% in meno del 2024. A frenare sono soprattutto le anticipate (-5,9%), segno di requisiti contributivi sempre più selettivi, mentre le pensioni di vecchiaia restano stabili (302 mila) e crescono di valore: 1.164 euro medi alla liquidazione, +2% in un anno. Le nuove prestazioni assistenziali si fermano dopo anni di corsa (-0,1%).

Prestazioni liquidate nel 2025 · il flusso
1,54 milioni di nuove pensioni: frenano le anticipate
Nuove prestazioni per categoria, variazione sul 2024 e importo lordo medio mensile alla liquidazione.
CategoriaLiquidate 2025Var. sul 2024Importo medio
Vecchiaia302.265▼ 0,4%1.164 €
Superstiti (reversibilità)242.828▼ 4,3%908 €
Anticipate / anzianità218.062▼ 5,9%2.127 €
Invalidità previdenziale71.503▼ 2,1%823 €
Prestazioni agli invalidi civili650.803▲ 0,2%501 €
Pensioni e assegni sociali55.482▼ 3,4%498 €
Totale nuove prestazioni1.540.943▼ 1,8%940 €
Fonte: INPS, XXV Rapporto Annuale (luglio 2026), Tab. 3.3 · elaborazione aPensione.it

Le tendenze da tenere d’occhio

Quattro numeri del Rapporto dicono dove sta andando il sistema. Primo: ci sono 27,2 milioni di lavoratori assicurati per 16,4 milioni di pensionati, circa 1,7 attivi per ogni assegno — un equilibrio che la demografia renderà più fragile. Secondo: esplodono i pensionati che continuano a lavorare: da 40 mila nel 2019 a quasi 158 mila nel 2023 tra dipendenti e parasubordinati; circa l’8% dei pensionati da lavoro cumula pensione e reddito, spesso in part-time e spesso nella stessa azienda di prima. La pensione diventa una transizione, non un traguardo secco.

Terzo: le indennità di accompagnamento hanno raggiunto quota 2,2 milioni, più che raddoppiate dal 2002: la non autosufficienza è la nuova frontiera della spesa sociale. Quarto: l’adeguamento automatico dei requisiti alla speranza di vita continuerà a spostare l’asticella verso l’alto, e il Rapporto stesso avverte che colpisce in modo diseguale: chi ha carriere discontinue non arriva al canale anticipato e sconta per intero ogni aumento del requisito di vecchiaia.

Oltre lo stock · le tendenze
Quattro segnali per chi la pensione deve ancora prenderla
1,7lavoratori per ogni pensionato27,2 milioni di assicurati INPS finanziano le pensioni di 16,4 milioni di persone.
×4 in 4 annii pensionati che continuano a lavorareDa 40 mila (2019) a 158 mila (2023) tra dipendenti e parasubordinati; circa l'8% dei pensionati da lavoro cumula pensione e reddito.
2,2 mlnindennità di accompagnamentoPiù che raddoppiate dal 2002: la non autosufficienza è la nuova frontiera della spesa.
+24 mld €di spesa in due anniDa 347 miliardi (2023) a 371 (2025), trainata da importi medi e rivalutazione, non dal numero di pensionati.
Fonte: INPS, XXV Rapporto Annuale (luglio 2026), Capp. 1 e 3 · elaborazione aPensione.it

Che cosa significa per la tua pensione

Il filo rosso del Rapporto è uno: l’assegno dipende sempre più strettamente dalla storia contributiva individuale. Anni di versamenti, continuità, buchi di carriera: è lì che si decide la differenza tra i 2.162 euro medi di un’anticipata e gli 880 di una vecchiaia femminile.

Il primo passo è sapere dove sei: controlla il tuo estratto conto contributivo, verifica eventuali buchi e simula la tua data di uscita e il tuo importo. Su aPensione.it trovi gli strumenti di calcolo e le guide per farlo; e se il tuo caso è complesso – gestioni diverse, riscatti, cumulo – è il momento giusto per una verifica professionale della posizione.

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