2 Aprile 2026

Riscatto laurea per figli inoccupati: come funziona, quanto costa e quali vantaggi fiscali offre ai genitori

Per i genitori che desiderano aiutare i figli a costruire fin da subito una posizione previdenziale solida, il riscatto della laurea per figli inoccupati rappresenta uno strumento estremamente interessante, sia sotto il profilo pensionistico sia sotto quello fiscale. Se il figlio è fiscalmente a carico e non ha mai lavorato il 19% di quanto versato per il riscatto è detraibile dall’Irpef del genitore; il costo è determinato con criteri agevolati, analoghi al riscatto “forfettario” previsto dall’art. 20, co. 6, DL 4/2019; i contributi accreditati potranno essere trasferiti gratuitamente presso la gestione previdenziale in cui il figlio si iscriverà quando inizierà a lavorare. Vediamo nel dettaglio come funziona.

Che cos’è il riscatto laurea per inoccupati

Il riscatto della laurea per inoccupati è previsto dall’art. 1, comma 77, della L. 247/2007 (che ha modifica l’art. 2 del D.Lgs 184/1997) e consente di riscattare gli anni universitari prima dell’ingresso nel mondo del lavoro.

Per poterlo richiedere è necessario che:
  • il soggetto non abbia mai iniziato un’attività lavorativa;
  • non sia iscritto, al momento della domanda, ad alcuna gestione previdenziale obbligatoria.

In sostanza, pur non essendo ancora “lavoratore” in senso previdenziale, è possibile iniziare a costruire una posizione contributiva (Circolare Inps n. 29/2008).

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Come si calcola il costo nel 2026

Per gli inoccupati il costo è determinato applicando:

  • l’aliquota IVS del Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti (33%)
  • al minimale di reddito previsto per Artigiani e Commercianti, pari a 18.808,00 euro per il 2026

Il meccanismo è lo stesso del riscatto agevolato.

Calcolo 2026: 18.808,00 × 33% = 6.206,64 euro per ogni anno riscattato

Numero anni oggetto di riscatto

Costo totale (anno 2026)

Detrazione fiscale del 19%*

Costo effettivo netto per il genitore

1 anno

€ 6.206,64

€ 1.179,26

€ 5.027,38

4 anni

€ 24.826,56

€ 4.717,05

€ 20.109,51

5 anni

€ 31.033,20

€ 5.896,31

€ 25.136,89

*Ove vi sia reddito fiscale e imposta lorda.

Spesso si tratta di importi molto inferiori rispetto al riscatto ordinario, che viene invece calcolato sulla retribuzione effettiva del lavoratore.

È inoltre possibile rateizzare fino a 120 rate mensili (10 anni) senza interessi.

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Dove vengono accreditati i contributi?

L’esercizio della facoltà di riscatto non comporta immediata iscrizione a una gestione previdenziale (Circolare Inps n. 14/2024).

I contributi vengono “parcheggiati” in un’evidenza contabile separata del FPLD, in attesa che il soggetto inizi a lavorare.

Quando il figlio entrerà nel mondo del lavoro, potrà chiedere il trasferimento verso:

  • una gestione INPS obbligatoria;
  • le Casse di previdenza dei liberi professionisti (secondo le regole del singolo Ente);
  • fondi previdenziali obbligatori UE o aderenti al sistema di sicurezza sociale europeo.

Non è previsto trasferimento automatico e non esiste un termine massimo per richiederlo.

Attenzione

Il trasferimento può essere richiesto solo dopo aver completato integralmente il pagamento del riscatto.

I vantaggi fiscali per i genitori

Se il figlio è fiscalmente a carico e l’onere è sostenuto dal genitore, spetta una detrazione Irpef del 19% sulle somme effettivamente versate nell’anno (criterio di cassa).

Le condizioni sono:

  1. il figlio deve essere fiscalmente a carico;
  2. il pagamento deve avvenire con strumenti tracciabili.

Il limite di reddito annuo per essere considerati a carico è pari a 4.000 euro per i figli fino a 24 anni, e scende a 2.840,51 euro dai 25 ai 30 anni.

Cosa succede se il figlio inizia a lavorare?

Quando il figlio supera il limite di reddito per essere considerato a carico:

  • il genitore non potrà più detrarre le rate successive;
  • il figlio, se prosegue i pagamenti, potrà dedurre integralmente l’importo versato dal proprio reddito imponibile.

Il beneficio fiscale, quindi, si “sposta” dal genitore al figlio nel momento dell’ingresso nel mondo del lavoro.

A cosa serve davvero il riscatto laurea inoccupati?

Dal punto di vista previdenziale l’operazione è pienamente utile:

  • ai fini del diritto alla pensione, perché anticipa il raggiungimento dei requisiti contributivi;
  • ai fini della misura, perché incrementa il montante contributivo su cui sarà calcolata la pensione.

I contributi vengono rivalutati annualmente secondo le regole del sistema contributivo a partire dalla domanda di riscatto.

In termini concreti significa trasformare gli anni universitari – normalmente “vuoti” dal punto di vista previdenziale – in anni utili ai fini pensionistici.

È una forma di “anticipo previdenziale” che può risultare strategica, soprattutto per chi inizierà a lavorare con carriere discontinue o tardive.