8 Settembre 2026

Pensione a 64 anni per tutti: quanto costa davvero, e perché per qualcuno quella porta è già aperta

Uscire a 64 anni anche con contributi versati prima del 1996: è la proposta che la Lega porterà nella prossima manovra, e in questi giorni se ne parla ovunque. Le simulazioni indicano una perdita permanente tra 183 e 366 euro al mese, e per molti la soglia di importo resterebbe irraggiungibile anche usando tutto il TFR. C'è però una cosa che nessuno sta dicendo: per una parte di lavoratori quella porta è già aperta oggi, con le stesse identiche condizioni e senza aspettare nessuna riforma. Vediamo i numeri, chi ci guadagna davvero e come capire da che parte stai.

In breve

  • La proposta della Lega per la manovra 2027 estende l’uscita a 64 anni anche a chi ha contributi prima del 1996, oggi esclusi. Servono 25 anni di contributi.
  • Il prezzo è il ricalcolo di tutta la pensione con il metodo contributivo: secondo le simulazioni della CGIL una perdita permanente tra 183 e 366 euro lordi al mese.
  • Chi dopo il ricalcolo non arriva alla soglia di 1.638,72 euro dovrebbe trasformare in rendita una parte del TFR: si pagherebbe l’anticipo con la propria liquidazione.
  • Il vero ostacolo non è l’età: con la retribuzione media dei dipendenti privati la soglia non si raggiunge nemmeno con 40 anni di contributi.
  • Per una parte di lavoratori quella porta è già aperta oggi, con le stesse condizioni e senza aspettare nessuna riforma: si chiama computo nella Gestione Separata.
  • Al momento è una proposta politica: non esiste un testo di legge, e coefficienti, tassazione e regole in caso di morte non sono definiti.

Cosa prevede la proposta

Oggi la pensione anticipata a 64 anni è riservata ai contributivi puri, cioè a chi ha versato il primo contributo dal 1° gennaio 1996 in poi. Chi ha anche una sola settimana precedente rientra nel sistema misto e quella porta non ce l’ha.

La proposta illustrata dal sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon, e rilanciata dalla Lega in vista della legge di bilancio 2027, vuole aprire lo stesso canale anche al sistema misto. L’adesione sarebbe volontaria e poggia su tre condizioni.

CondizioneCosa comporta
25 anni di contributiCinque in più dei 20 richiesti oggi ai contributivi puri per la stessa uscita
Ricalcolo integraleTutta la pensione, compresa la parte maturata prima del 1996, viene calcolata con il metodo contributivo
Soglia di importoL’assegno deve raggiungere tre volte l’assegno sociale: 1.638,72 euro lordi al mese nel 2026
TFR in renditaChi non arriva alla soglia potrebbe trasformare in rendita una quota del TFR accantonato per colmare la differenza

È una proposta, non una norma

Non esiste ancora un testo normativo. Restano da definire i coefficienti di conversione del TFR in rendita, il trattamento fiscale della rendita, cosa accade in caso di morte del pensionato e quale platea potrebbe accedervi, anche perché non tutto il TFR dei dipendenti privati è depositato presso il Fondo di Tesoreria dell’INPS.

Chi sta pianificando l’uscita nei prossimi due anni deve ragionare sulle regole in vigore oggi, non su questa ipotesi.

Quanto costerebbe: i numeri

L’Osservatorio previdenza della CGIL ha costruito tre profili, tutti con la stessa impostazione: dipendente che arriva a 64 anni con 40 anni di contributi, nove maturati entro il 1995 e 31 dal 1996 in poi. Cambia solo la retribuzione finale. La riduzione applicata è prudenziale, il 10,6%, ponderata su quella composizione di carriera.

Retribuzione finalePensione con il mistoDopo il ricalcoloPerdita al meseServe il TFR?
35.000 €1.726,15 €1.543,38 €–182,77 €Sì: circa 24.360 € di TFR in rendita
50.000 €2.465,93 €2.204,84 €–261,09 €No
70.000 €3.452,31 €3.086,77 €–365,54 €No

La perdita è permanente: non si recupera al compimento dei 67 anni, resta per tutta la durata della pensione. Proiettata sulla speranza di vita residua a 64 anni, la CGIL stima una pensione cumulata inferiore di circa 55.000 euro nel primo profilo, 79.000 nel secondo e oltre 110.000 nel terzo. Per le donne, che vivono mediamente più a lungo, la perdita cumulata sarebbe ancora maggiore.

Il secondo taglio, che riguarda solo le pensioni alte

Oggi la pensione anticipata contributiva ha un tetto: fino ai 67 anni non può essere pagata per più di cinque volte il trattamento minimo, cioè 3.059,25 euro al mese nel 2026. L’eccedenza non viene persa, viene solo rinviata: si incassa dal compimento dell’età di vecchiaia.

Se lo stesso tetto valesse anche per il nuovo canale, nel terzo profilo succederebbe questo: dopo il ricalcolo la pensione è di 3.086,77 euro, ma dai 64 ai 67 anni ne verrebbero pagati 3.059,25, cioè 27,52 euro in meno al mese. Dai 67 anni l’importo tornerebbe pieno.

I due tagli non vanno confusi: quello del ricalcolo (–365,54 euro) è definitivo, quello del tetto (–27,52 euro) dura tre anni. Sui primi due profili il tetto non produce alcun effetto, perché quelle pensioni restano sotto i 3.059,25 euro.

Una precisazione che nei titoli si perde: il 10,6% non è una penalizzazione scritta nella proposta. È il risultato di una simulazione su una carriera-tipo. Sulla tua posizione la perdita può essere molto diversa, e dipende da tre cose: quanti anni hai maturato prima del 1996, quanto guadagnavi allora e come è cresciuta la retribuzione dopo. Meno pesa la parte ante 1996, meno morde il ricalcolo.

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Il vero ostacolo non è l’età, è la soglia

Qui sta il punto che rende la formula “64 anni per tutti” più politica che reale. Con la retribuzione media dei dipendenti privati nel 2024, pari a 24.486 euro lordi l’anno, la pensione contributiva stimata a 64 anni sarebbe di circa 893 euro al mese con 25 anni di contributi, 1.100 euro con 30 anni e 1.546 euro con 40 anni.

Tutti e tre i valori restano sotto la soglia di 1.638,72 euro. E secondo le simulazioni, con 25 o 30 anni di contribuzione non basterebbe trasformare in rendita nemmeno l’intero TFR: solo con 40 anni una quota consistente della liquidazione permetterebbe di superare l’asticella.

La media, poi, nasconde una differenza che pesa: 27.967 euro per gli uomini, 19.833 per le donne. Le carriere discontinue, i part-time e le interruzioni per lavoro di cura sono proprio quelle che più avrebbero bisogno di flessibilità, e sono le prime a restare fuori.

C’è infine una data da tenere presente: dal 2030 la soglia sale a 3,2 volte l’assegno sociale. Chi oggi ha cinquant’anni e guarda ai 64 dovrà misurarsi con quel valore, non con quello di adesso.

La parte che non viene raccontata: per alcuni questa porta è già aperta

Ed è qui che la notizia cambia forma. La proposta di cui si discute, nella sostanza, esiste già nel nostro ordinamento dal 1996: si chiama computo nella Gestione Separata, previsto dall’articolo 3 del D.M. 282/1996.

Funziona esattamente con lo stesso meccanismo: accentra i contributi di tutte le gestioni nella Gestione Separata, la pensione viene ricalcolata interamente con il sistema contributivo e in cambio si apre l’uscita a 64 anni, con la stessa soglia di 1.638,72 euro. Il ricalcolo, la rinuncia al retributivo, la soglia: identici alla proposta. La differenza è chi può usarlo.

 Computo in Gestione Separata (oggi)Proposta per il sistema misto (ipotesi)
Chi puòChi ha meno di 18 anni di contributi al 31/12/1995, almeno 15 anni complessivi di cui 5 dal 1996, e almeno un mese in Gestione SeparataTutti i lavoratori del sistema misto
Contributi richiesti20 anni effettivi25 anni
CalcoloInteramente contributivoInteramente contributivo
Soglia3 volte l’assegno sociale3 volte l’assegno sociale
Se non arrivi alla sogliaNiente da fare: si aspettano i 67 anniSi potrebbe usare il TFR in rendita
QuandoGià in vigoreDa scrivere, forse in manovra 2027

Quel “almeno un mese in Gestione Separata” è la chiave, e riguarda più persone di quanto si pensi: chi ha avuto una collaborazione coordinata, un incarico occasionale sopra i 5.000 euro, un contratto a progetto, un compenso da amministratore, una borsa di ricerca. Sono spezzoni che quasi nessuno associa alla pensione, e che invece possono valere tre anni di uscita anticipata.

La domanda giusta da farsi oggi

Prima di aspettare una riforma che potrebbe non arrivare, o arrivare diversa, vale la pena verificare due cose sul proprio estratto conto: c’è almeno un mese in Gestione Separata? E al 31 dicembre 1995 avevo meno di 18 anni di contributi?

Se la risposta a entrambe è sì, la strada dei 64 anni potrebbe essere già percorribile, con lo stesso identico prezzo che la proposta chiede a tutti. E se in Gestione Separata non c’è nulla, in alcune situazioni quel contributo può essere costruito. È un ragionamento da fare con un professionista, non da soli.

Il TFR come rendita: cosa significa davvero

La novità politica della proposta è l’uso del TFR per raggiungere la soglia. L’idea è che chi resta sotto l’asticella possa trasformare in rendita una parte della liquidazione accantonata, colmando la differenza e uscendo comunque a 64 anni.

Formalmente il TFR non viene perso: torna al lavoratore sotto forma di pagamenti mensili. Ma tre conseguenze vanno messe in conto.

  • Sparisce il capitale. Quei soldi non sono più disponibili per estinguere un mutuo, aiutare un figlio o affrontare una spesa imprevista. Il TFR è salario differito: qui viene usato per finanziare l’anticipo pensionistico.
  • Nel primo profilo il colpo è doppio. Prima il ricalcolo abbassa la pensione pubblica di quasi 183 euro, poi servono circa 24.360 euro di liquidazione per recuperare i 95 euro mensili che mancano alla soglia. L’assegno pubblico resta comunque quello ridotto.
  • Le regole non ci sono. Con quale coefficiente il capitale diventa rendita, come viene tassata, cosa succede in caso di morte: tutto ancora da definire. Sono esattamente i dettagli che decidono se l’operazione conviene.

A chi converrebbe, e a chi no

Al netto delle incognite, un criterio di massima si può già indicare. La chiave sta in una differenza che sfugge quasi sempre: il calcolo retributivo si basa sulla media delle ultime retribuzioni, quello contributivo su tutto ciò che hai versato. Per questo non conta solo quanti anni hai prima del 1996, ma come è andata la retribuzione nel tempo.

SituazioneValutazione
Pochi anni prima del 1996 e pensione già sopra la sogliaÈ il profilo per cui l’operazione ha più senso: il ricalcolo morde poco e i tre anni si guadagnano davvero
Carriera in crescita, retribuzioni più alte negli ultimi anniÈ il caso peggiore: il retributivo valorizza proprio le ultime retribuzioni, il ricalcolo le azzera e la perdita per tutta la vita può superare il valore dei tre anni anticipati
Retribuzioni alte a inizio carriera, poi ferme o in caloQui il ricalcolo morde poco e in certi casi il contributivo risulta perfino più favorevole: nel retributivo quegli anni buoni contano poco, nel contributivo diventano montante
Retribuzioni medio-basse o carriera discontinuaCon ogni probabilità la soglia non si raggiunge, nemmeno con il TFR: la porta resta chiusa a prescindere
Lavoro usurante, salute precaria, azienda in crisiPrima di questa strada vanno verificate le uscite già esistenti: APE sociale, precoci, usuranti, invalidità

Un elemento che le simulazioni non misurano, e che invece pesa nella decisione: chi esce a 64 anni incassa tre anni di assegni in più; chi resta al lavoro continua a versare contributi e arriva alla pensione con un montante più alto e un coefficiente di trasformazione migliore. Il punto di pareggio tra le due strade esiste, ma è personale: dipende dalla singola posizione contributiva e non si può stabilire con una media.

Cosa fare adesso

  1. Non prendere decisioni sulla base di una proposta. Non c’è un testo, non c’è una data, e negli ultimi due anni abbiamo visto misure introdotte e abrogate nel giro di dodici mesi.
  2. Leggi l’estratto conto. Quanti anni hai al 31 dicembre 1995, quanti dopo, e c’è qualcosa in Gestione Separata? Sono le tre informazioni che decidono tutto. Come si legge riga per riga.
  3. Verifica se il computo è già una tua opzione. Se lo è, puoi ragionare sui 64 anni oggi, con dati certi invece che con ipotesi di giornale.
  4. Fatti fare i due conti affiancati: pensione a 64 anni ricalcolata e pensione a 67 con il calcolo misto, considerando anche i tre anni di assegni anticipati. È l’unico modo per sapere se ci guadagni.
  5. Guarda le altre strade prima di questa. Precoci, usuranti, APE sociale e invalidità non chiedono di rinunciare al calcolo retributivo. Se hai i requisiti per una di quelle, quasi sempre conviene di più.

Domande frequenti

Da quando si potrebbe usare la pensione a 64 anni per il sistema misto?

Al momento da mai: è una proposta politica in vista della legge di bilancio 2027, non una norma. Se dovesse entrare in manovra, l’iter parlamentare si concluderebbe a fine anno e le regole operative arriverebbero dopo, con i decreti attuativi e le circolari INPS.

Il ricalcolo contributivo taglia sempre del 10,6%?

No. Il 10,6% è la riduzione prudenziale usata nelle simulazioni della CGIL su una carriera con nove anni ante 1996 e 31 successivi. Sulla tua posizione il taglio può essere sensibilmente più basso o più alto: dipende da quanti anni hai nel retributivo e da quanto guadagnavi allora.

Se ho un mese in Gestione Separata posso già uscire a 64 anni?

Può darsi, e vale la pena verificarlo. Servono anche meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995, almeno 15 anni complessivi di cui 5 dal 1996, 20 anni di contribuzione effettiva e un assegno pari ad almeno tre volte l’assegno sociale. Il computo va poi chiesto espressamente nella domanda di pensione: qui la guida completa.

Che differenza c’è con l’opzione al contributivo?

L’opzione al contributivo cambia solo il metodo di calcolo e non apre l’uscita a 64 anni: chi opta resta legato ai requisiti ordinari, 67 anni o l’anticipata con 42 anni e 10 mesi. È il computo, non l’opzione, a dare accesso ai 64.

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