23 Maggio 2026

Riscattare la laurea ti manda in pensione prima? Dipende come la riscatti

C'è un'equazione che quasi tutti danno per buona: riscatto gli anni di studio, quindi vado prima in pensione. È un automatismo rassicurante. Ed è sbagliato. Il riscatto della laurea può accorciare la strada verso l'uscita, è vero. Ma non lo fa in automatico: lo stesso identico riscatto, a seconda di come lo si imposta, può avvicinare la pensione oppure rivelarsi inutile, e in qualche caso persino spostare l'uscita su una via più lontana. Capire la differenza significa entrare nel meccanismo, perché il punto non è quanti anni aggiungi, ma dove quegli anni vanno a posarsi, con quale istituto li fai valere e quale porta di uscita stai cercando di aprire.

In breve

  • Riscattare la laurea non anticipa automaticamente la pensione: lo stesso riscatto può avvicinare l'uscita, non servire a nulla o spostarla più in là.
  • Quello che conta non è quanti anni aggiungi, ma dove si collocano, con quale metodo li paghi e quale porta di uscita stai cercando di aprire.
  • Per gli anni prima del 1996 il calcolo agevolato è ammesso solo se la pensione viene liquidata tutta con il contributivo: opzione, totalizzazione o computo in Gestione Separata.
  • In quei tre casi la domanda di riscatto va presentata lo stesso giorno della domanda di pensione. Anticiparla, e pagare anche una sola rata, brucia il beneficio.
  • Nel 2026 il riscatto agevolato costa 6.206,64 euro per anno di corso.

C'è un'equazione che quasi tutti danno per buona: riscatto gli anni di studio, quindi vado prima in pensione. È un automatismo rassicurante. Ed è sbagliato.

Il riscatto della laurea può accorciare la strada verso l'uscita, è vero. Ma non lo fa in automatico: lo stesso identico riscatto, a seconda di come lo si imposta, può avvicinare la pensione oppure rivelarsi inutile, e in qualche caso persino spostare l'uscita su una via più lontana. Capire la differenza significa entrare nel meccanismo, perché il punto non è quanti anni aggiungi, ma dove quegli anni vanno a posarsi, con quale istituto li fai valere e quale porta di uscita stai cercando di aprire.

Un caso concreto, per partire dai numeri

Prendiamo una situazione reale. Un lavoratore di 62 anni che ha iniziato a lavorare nel 1993 come dipendente, ha quindi contribuzione anteriore al 1996, e nel corso della carriera ha avuto anche un periodo in Gestione Separata, qualche anno di collaborazione. Si è laureato tra il 1981 e il 1986, e quei quattro anni di studio cadono prima del 1996.

È un profilo misto: ha contributi nel sistema retributivo, ante 1996, e almeno un contributo in Gestione Separata. Questa combinazione gli lascia aperte due strade: andare a 64 anni con il computo nella Gestione Separata, oppure attendere la pensione di vecchiaia a 67 anni. Avere sia anzianità ante 1996 sia contributi in Gestione Separata è esattamente il presupposto che apre la via dei 64 anni: il computo è infatti riservato proprio a chi possiede contribuzione al 31 dicembre 1995.

La mossa che tradisce

Se riscatta i quattro anni con il calcolo contributivo, l'agevolato previsto dal 2019, la sua posizione viene liquidata interamente con il sistema contributivo e, paradossalmente, finisce per poter andare solo a 67 anni, perdendo la possibilità dei 64.

C'è però una via d'uscita stretta e decisiva: il riscatto agevolato resta compatibile con il computo a 64 anni a condizione che la domanda di riscatto sia presentata lo stesso giorno della domanda di pensione, cioè contestualmente all'esercizio della facoltà di computo (circolare INPS n. 6/2020, confermata dalla circolare n. 54/2021). Senza quella contestualità, l'INPS liquida la pensione con le regole ordinarie e i 64 anni sfumano.

Attenzione: il computo apre la porta, non garantisce l'ingresso

Per andare a 64 anni con il computo non basta la data. Servono 20 anni di contributi effettivi e soprattutto un assegno di importo pari ad almeno tre volte l'assegno sociale, cioè 1.638,72 euro lordi al mese nel 2026 (2,8 volte per le madri con un figlio, 2,6 con due o più), oltre alla finestra di tre mesi. È la condizione che decide davvero, e va verificata prima di impostare qualunque strategia di riscatto.

Il computo, inoltre, ha requisiti propri: gli stessi previsti per l'opzione al contributivo (almeno 15 anni complessivi di cui 5 dal 1996, meno di 18 anni al 31 dicembre 1995, almeno un contributo prima di quella data) più almeno un contributo accreditato in Gestione Separata. E va chiesto espressamente nella domanda di pensione: senza richiesta esplicita l'INPS non lo applica e liquida la prestazione con la sola contribuzione della gestione (circolare INPS n. 184/2015). Va infine messo in conto che la pensione liquidata in computo non è integrabile al trattamento minimo.

Prima di firmare una domanda di riscatto, fatti fare il conto. Nel check-up verifichiamo quale porta di uscita è realmente aperta, se il riscatto la avvicina o la chiude e in quale ordine vanno presentate le domande.

Scopri il check-up

I metodi di riscatto del titolo accademico

Riscatto ordinario

Articolo 2, commi 4, 5 e 5-bis, del D.Lgs. 30 aprile 1997, n. 184. La parte di periodo di laurea collocata entro il 31 dicembre 1995 viene determinata con l'applicazione della riserva matematica, quindi con un costo elevato, soprattutto se la domanda viene trasmessa molto tardi.

Si calcola prima la differenza tra la misura dell'ipotetica prestazione pensionistica alla data della domanda di riscatto, includendo il periodo oggetto di riscatto, e la misura della prestazione che sarebbe stata riconosciuta senza considerarlo. Quella differenza, rapportata ad anno, viene moltiplicata per il coefficiente individuato in base a sesso, età anagrafica e anzianità contributiva del richiedente, reperibile nelle tabelle del D.M. 19 febbraio 1981.

Riscatto contributivo

Articolo 2, comma 4-bis. La parte di periodo collocata dopo il 31 dicembre 1995, o anche ante 1996 previa opzione al contributivo, viene determinata con calcolo contributivo: si risale alle ultime 52 settimane di contributi da lavoro effettivo e si applica al relativo imponibile previdenziale l'aliquota del 33%.

Se la domanda non è trasmessa contestualmente alla domanda di pensione, il versamento può avvenire in un'unica soluzione oppure con un piano rateale fino a 120 rate mensili senza interessi.

Riscatto per soggetti inoccupati

Articolo 2, commi 5-bis e 5-quater. La facoltà di riscatto con il sistema contributivo può essere esercitata anche da chi non è mai stato iscritto ad alcuna forma obbligatoria di previdenza e non ha ancora iniziato un'attività lavorativa. L'onere è calcolato sul minimale degli artigiani e commercianti vigente nell'anno di presentazione della domanda, moltiplicato per il 33%.

Riscatto agevolato, il cosiddetto "light"

Articolo 2, comma 5-quater. Dal 29 gennaio 2019 è possibile riscattare i periodi del corso legale di studi universitari con la stessa modalità di calcolo prevista per gli inoccupati: non sulla retribuzione delle ultime 52 settimane, ma sul minimale della gestione artigiani e commercianti moltiplicato per il 33%.

Quanto costa nel 2026. Il minimale degli artigiani e commercianti è di 18.808 euro (circolare INPS n. 14 del 9 febbraio 2026).

18.808 × 33% = 6.206,64 euro per ogni anno di corso riscattato. Una laurea triennale costa quindi 18.619,92 euro, una magistrale di cinque anni 31.033,20 euro.

L'onere è interamente deducibile dal reddito complessivo, quindi il costo effettivo dipende dall'aliquota IRPEF di chi paga. Il valore si rivaluta ogni anno: aspettare non fa perdere il diritto, ma fa salire il prezzo.

Quadro di sintesi: riscatto per istituto

IstitutoRiscatto ordinario
(riserva matematica)
Riscatto contributivoRiscatto light e opzione contributiva
CumuloVia liberaVia liberaVia libera
TotalizzazioneVia liberaVia liberaVincolo
Agevolato ante 96 ammesso solo con richiesta contestuale alla domanda di pensione
circolare INPS n. 54/2021
Computo in Gestione SeparataVia liberaVia liberaVincolo
Agevolato ante 96 ammesso solo con richiesta contestuale alla domanda di pensione
circolare INPS n. 6/2020

Come leggere la tabella: tre istituti, una sola accortezza

Il punto di attenzione riguarda gli anni collocati prima del 1996 quando si vogliono pagare con il calcolo agevolato. In questo caso, e solo in questo, entra in gioco un vincolo di tempistica.

Per i periodi ante 1996 il calcolo a percentuale è ammesso soltanto se si sceglie di liquidare l'intera pensione con il sistema contributivo: è ciò che accade con l'opzione al contributivo, con la totalizzazione e con il computo nella Gestione Separata. E in queste tre situazioni l'INPS pretende che la domanda di riscatto sia presentata contestualmente a quella di pensione, come chiarito dalle circolari n. 6/2020 e n. 54/2021.

È una differenza sottile ma con conseguenze concrete. Nel cumulo, che non impone una liquidazione interamente contributiva, il vincolo non scatta: il riscatto si può fare quando si vuole nel corso della carriera. In totalizzazione e nel computo, invece, anticipare il riscatto rispetto alla domanda di pensione significa perdere la possibilità di pagarlo in forma agevolata sugli anni ante 1996.

Una sola rata basta a chiudere la porta

Il pagamento anche di una sola rata del riscatto determinato con il calcolo a percentuale, per effetto dell'esercizio dell'opzione al contributivo, rende irrevocabile l'opzione stessa. E una volta versato, in tutto o in parte, il riscatto non può più essere rideterminato con la modalità alternativa (circolare INPS n. 106/2019).

Tradotto: qui non si prova e poi si cambia idea. Si decide prima, con i conti in mano.

Domande frequenti

Il riscatto della laurea fa sempre uscire prima?

No. Aggiunge anzianità contributiva, e questo aiuta dove la porta si apre con gli anni di contributi. Ma se la strada che stavi percorrendo richiede una liquidazione non contributiva, o se il riscatto ti fa cambiare regime di calcolo, l'effetto può essere nullo o addirittura contrario, come nel caso visto sopra.

Posso riscattare gli anni di laurea precedenti al 1996 con il calcolo agevolato?

Sì, ma solo se la pensione viene liquidata interamente con il sistema contributivo: con l'opzione al contributivo, in totalizzazione o con il computo nella Gestione Separata. In questi casi la domanda di riscatto va presentata insieme a quella di pensione.

Ho già pagato qualche rata: posso ancora cambiare metodo di calcolo?

No. Una volta versato anche solo in parte, il riscatto non si ridetermina con l'altra modalità, e se il versamento discende dall'opzione al contributivo l'opzione diventa irrevocabile. È il motivo per cui la sequenza delle domande va decisa prima del primo pagamento.

Conviene aspettare o riscattare subito?

Non c'è un termine di decadenza: la domanda si può presentare in qualsiasi momento della vita lavorativa. Ma il costo del riscatto agevolato si rivaluta ogni anno insieme al minimale, quindi aspettare fa salire il prezzo. Nel riscatto ordinario con riserva matematica l'attesa pesa molto di più, perché il costo cresce con l'età e con l'anzianità contributiva.

Il riscatto si può dedurre dalle tasse?

Sì, l'onere è interamente deducibile dal reddito complessivo di chi lo sostiene. Regole diverse valgono quando le rate sono pagate per un familiare fiscalmente a carico, tipicamente un genitore per un figlio ancora senza reddito.

La pensione non deve spaventarti, deve essere comprensibile.Un'analisi chiara dei tuoi contributi, una strategia concreta e indicazioni precise su quando e come muoverti.

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