La previdenza complementare italiana non è mai stata così in salute. È questa la fotografia scattata dalla Relazione Annuale COVIP per il 2025, presentata il 10 giugno alla Camera dei Deputati, nella Sala della Regina: più iscritti, più contributi, più risorse, con segnali di inversione proprio dove il sistema era storicamente più debole, cioè tra i giovani e le donne. Un sistema che la stessa Commissione di vigilanza definisce “solido e in crescita”, e che ormai pesa quanto un nono dell’economia nazionale.
Il 2025 in cinque numeri
Gli iscritti hanno raggiunto quota 10,4 milioni, in crescita del 4,8% sul 2024: significa che ormai quasi quattro lavoratori su dieci (il 39,9% delle forze di lavoro) hanno una posizione di previdenza integrativa. I contributi raccolti nell’anno sono saliti a 22,4 miliardi di euro, le prestazioni erogate hanno toccato i 13,9 miliardi, e il patrimonio complessivo è arrivato a 262 miliardi di euro: una cifra pari all’11,6% del PIL e al 4% delle attività finanziarie delle famiglie italiane.
Indicatore | Valore 2025 | Variazione sul 2024 |
Forme pensionistiche | 273 | -18 forme |
Iscritti | 10,4 milioni | +4,8% |
Contributi raccolti | 22,4 mld di euro | +8,7% |
Uscite per prestazioni | 13,9 mld di euro | +4,5% |
Patrimonio | 262 mld di euro | +7,7% |
Tabella 1 – I principali indicatori della previdenza complementare nel 2025 (fonte: Relazione COVIP).
Meno fondi, più grandi: il consolidamento continua
Prosegue da oltre vent’anni la razionalizzazione dell’offerta: le forme pensionistiche operative sono scese a 273, contro le 739 del 1999. Il calo riguarda quasi esclusivamente i fondi preesistenti, passati da 618 a 131, mentre i fondi negoziali sono rimasti stabili e i PIP “nuovi”, nati dopo la riforma, sono oggi 71. La concentrazione è ormai marcata: le 63 forme con più di un miliardo di euro di patrimonio gestiscono l’86% delle risorse totali, mentre restano 76 forme sotto i 25 milioni, destinate con ogni probabilità a ulteriori aggregazioni.
Tipologia di forma | 1999 | 2025 |
Fondi preesistenti | 618 | 131 |
Fondi aperti | 88 | 38 |
Fondi negoziali | 33 | 33 |
PIP nuovi | 0 | 71 |
Totale | 739 | 273 |
Tabella 2 – Numero di forme pensionistiche per tipologia, confronto 1999-2025.
L’identikit dell’iscritto (e il divario di genere che resiste)
L’iscritto tipo alla previdenza complementare ha 46,9 anni, versa in media 2.990 euro l’anno e ha accumulato un capitale medio di 25.030 euro. Il 73,9% degli iscritti è lavoratore dipendente, l’11,6% autonomo. La distribuzione territoriale conferma il divario storico del Paese: il 57,3% degli iscritti risiede al Nord, solo il 22,9% tra Sud e Isole.
Il dato su cui la Relazione invita a riflettere è però quello di genere. Le donne sono il 38,8% degli iscritti, partecipano meno (35,9% contro 42,8% degli uomini), versano meno e accumulano meno: oltre 4.000 euro di capitale medio in meno rispetto ai colleghi uomini. Il divario retributivo e di carriera del primo pilastro, insomma, rischia di replicarsi tale e quale anche sulla pensione integrativa.
Indicatore | Uomini | Donne |
Iscritti | 6,4 milioni | 4 milioni |
Tasso di partecipazione | 42,8% | 35,9% |
Contributo medio annuo | 3.190 € | 2.680 € |
Capitale medio accumulato | 26.680 € | 22.410 € |
Tabella 3 – Il confronto di genere nella previdenza complementare (2025).
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La notizia vera: 757.000 nuovi iscritti, è il ritorno dei giovani
Il numero più significativo dell’intera Relazione è quello dei nuovi iscritti: 757.000 nel 2025, un massimo decennale, in netto rialzo dopo gli anni dell’emergenza pandemica. E la composizione di questa platea racconta un cambiamento profondo: oltre la metà dei nuovi aderenti ha meno di 35 anni. Il tasso di partecipazione degli under 35 è salito al 33,2%, guadagnando 9,8 punti percentuali in cinque anni. In crescita anche le adesioni femminili.
Cambiano anche le scelte di investimento: oltre un quarto dei nuovi iscritti sceglie profili azionari, il doppio rispetto alla media degli iscritti complessivi, e la quota è triplicata negli ultimi otto anni, soprattutto fra i più giovani. Chi ha davanti trenta o quarant’anni di accumulo sta imparando a sfruttare l’orizzonte lungo, esattamente ciò che la teoria della pianificazione previdenziale suggerisce di fare.
Chi versa, quanto versa e da dove arrivano i soldi
Dei 22,4 miliardi di contributi raccolti, la parte del leone per i lavoratori dipendenti la fa il TFR conferito: 9,6 miliardi di euro, seguito dai contributi a carico del lavoratore (5,7 miliardi) e da quelli del datore di lavoro (3,4 miliardi). Resta però un’area grigia che la COVIP segnala da anni: il 27% degli iscritti non ha versato contributi nell’anno. Sono posizioni aperte ma silenti, spesso frutto di adesioni contrattuali automatiche mai alimentate, che rischiano di trasformarsi in montanti irrilevanti al momento della pensione.
Sul fronte delle uscite, le prestazioni in capitale valgono 5,5 miliardi, mentre colpisce il peso ormai raggiunto dalla RITA, la Rendita Integrativa Temporanea Anticipata: 2,8 miliardi, quanto le anticipazioni. Le trasformazioni in rendita vera e propria restano invece marginali, ferme a 463 milioni: gli italiani continuano a preferire il capitale.
Contributi raccolti per forma (22,4 mld) | Uscite per prestazioni per tipo (13,9 mld) |
Fondi negoziali: 7,9 mld | Prestazioni in capitale: 5,5 mld |
PIP: 5,6 mld | Anticipazioni: 2,8 mld |
Fondi preesistenti: 4,8 mld | RITA: 2,8 mld |
Fondi aperti: 3,9 mld | Riscatti: 2,1 mld |
Trasformazioni in rendita: 463 mln |
Tabella 4 – Composizione di entrate e uscite previdenziali nel 2025.
Rendimenti: nel decennio l’azionario doppia il TFR
Anche il 2025 ha chiuso con rendimenti netti medi positivi per tutte le tipologie di comparto, con risultati migliori per le linee a maggiore contenuto azionario. Ma è il confronto di lungo periodo a dare la vera misura delle scelte di investimento: nel decennio 2016-2025 i comparti azionari hanno reso in media il 4,8% annuo nei fondi negoziali e il 5,1% in fondi aperti e PIP, contro una rivalutazione del TFR ferma al 2,5%. All’estremo opposto, garantiti e obbligazionari puri sono rimasti ampiamente sotto il TFR: parcheggiare i contributi sulle linee più prudenti per decenni ha un costo concreto, soprattutto per chi è lontano dalla pensione.
Comparto | Fondi negoziali | Fondi aperti | PIP |
Azionari | 4,8% | 5,1% | 5,1% |
Bilanciati | 2,7% | 2,9% | 1,9% |
Obbligazionari misti | 2,6% | 0,8% | — |
Obbligazionari puri | 0,5% | 0,1% | 0,0% |
Garantiti | 0,7% | 0,6% | 1,5% |
Rivalutazione TFR (riferimento) | 2,5% | 2,5% | 2,5% |
Tabella 5 – Rendimenti netti medi annui composti 2016-2025 per tipologia di comparto, a confronto con la rivalutazione del TFR.
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Scopri le guideI costi: il dettaglio che vale migliaia di euro
La Relazione conferma il forte divario di costi tra le diverse forme. L’Indicatore Sintetico dei Costi (ISC) su un orizzonte di partecipazione di 10 anni è in media dello 0,47% per i fondi negoziali, dell’1,36% per i fondi aperti e del 2,17% per i PIP: i piani individuali costano in media più di quattro volte un fondo negoziale. Nel complesso il sistema ha assorbito 1,76 miliardi di costi di gestione nel 2025, di cui oltre un miliardo riconducibile ai soli PIP. Su decenni di contribuzione, queste differenze si traducono in migliaia di euro di montante finale: a parità di comparto, il costo resta uno dei criteri di scelta più importanti — e più sottovalutati — da chi aderisce.
Forma pensionistica | ISC medio a 10 anni | Costi di gestione 2025 |
Fondi negoziali | 0,47% | 227 mln € |
Fondi aperti | 1,36% | 491 mln € |
PIP | 2,17% | 1.042 mln € |
Tabella 6 – ISC medio a 10 anni e costi di gestione complessivi per tipologia di forma (2025).
Dove vanno i soldi dei fondi pensione
Il patrimonio è cresciuto di 18,6 miliardi in un anno, di cui 10,1 generati dalla gestione finanziaria e 8,5 dalla raccolta previdenziale netta. Dei 227,1 miliardi di investimenti complessivi, oltre la metà è in titoli di debito e quasi un quarto in titoli di capitale. Gli investimenti nell’economia italiana valgono 43,9 miliardi di euro, pari al 19,3% del totale: una quota in lenta crescita ma ancora contenuta, su cui il dibattito di politica economica resta aperto.
Classe di investimento | Quota sul totale (227,1 mld) |
Titoli di debito | 55,8% |
Titoli di capitale | 24,0% |
OICVM | 11,8% |
Altri OICR | 3,5% |
Depositi | 3,2% |
Altro | 1,7% |
Tabella 7 – Allocazione degli investimenti dei fondi pensione (2025).
La Relazione dedica infine un capitolo agli investimenti delle casse di previdenza dei professionisti, anch’esse vigilate dalla COVIP: il loro patrimonio ha raggiunto i 136 miliardi di euro, con 52,3 miliardi investiti nell’economia italiana, pari al 38,4% del totale — una propensione domestica doppia rispetto a quella dei fondi pensione, spiegata in larga parte dalla componente immobiliare (14,8%).





