In breve
- L’ISTAT ha comunicato il tasso di capitalizzazione 2026: 6,3359% (nota ISTAT del 16 ottobre 2026). È il tasso medio annuo composto di variazione del PIL nominale nei cinque anni precedenti, previsto dall’articolo 1, comma 9, della legge n. 335 del 1995.
- Si applica alle pensioni con decorrenza nel 2027: il montante contributivo accumulato al 31 dicembre 2025 viene moltiplicato per 1,063359.
- È il valore più alto da trent’anni: per trovare una rivalutazione superiore bisogna tornare alle pensioni decorrenti nel 1996.
- Compensa ampiamente il calo dei coefficienti di trasformazione previsto dal 2027: a 67 anni il coefficiente scende dell’1,68%, il montante sale del 6,34%.
- Chi può scegliere tra dicembre 2026 e gennaio 2027 può guadagnare circa il 5% sulla quota contributiva della pensione, a seconda di montante, età e contributi dell’ultimo periodo.
- Per le decorrenze 2027 è l’ultima rivalutazione applicata. Per chi esce dopo resta acquisita nel montante, e dal 2028 vi si aggiunge il tasso dell’anno successivo, oggi non noto.
Nel calcolo contributivo la pensione dipende da due numeri. Il primo è il montante, cioè la somma dei contributi versati, rivalutata ogni anno in base all’andamento dell’economia. Il secondo è il coefficiente di trasformazione, che converte il montante in pensione in base all’età. Pochi giorni fa abbiamo visto che dal 2027 i coefficienti di trasformazione scendono. Ora arriva la notizia opposta, e molto più pesante: il montante si rivaluta del 6,3359%.
Il dato è stato comunicato dall’ISTAT con la nota del 16 ottobre 2026 e pubblicato dal Ministero del Lavoro il 21 ottobre 2026. Il quinquennio considerato è il 2021-2025. Vediamo come funziona, a chi si applica e perché può valere la pena ragionare sul mese di uscita.
Come funziona la rivalutazione del montante
Ogni anno i contributi accantonati si rivalutano, al 31 dicembre, esclusi quelli dello stesso anno, in base al tasso annuo di capitalizzazione: la media composta della variazione del PIL nominale nei cinque anni precedenti, calcolata dall’ISTAT (articolo 1, commi 6 e 9, della legge n. 335 del 1995). Il montante, quindi, cresce non con i rendimenti dei mercati ma con la crescita dell’economia italiana, inflazione compresa.
Al momento del pensionamento conta un dettaglio: l’ultima rivalutazione è quella al 31 dicembre dell’anno precedente la decorrenza, e si applica al montante maturato fino al 31 dicembre di due anni prima. Per una pensione che decorre nel 2027:
- Montante al 31 dicembre 2025 Comprende i contributi fino al 2024, già rivalutati, più quelli del 2025 al valore nominale. Il totale viene moltiplicato per 1,063359.
- Contributi del 2026 Si aggiungono senza rivalutazione.
- Contributi del 2027 Quelli eventualmente versati prima della decorrenza si aggiungono anch’essi senza rivalutazione.
In euro
Un montante di 100.000 euro al 31 dicembre 2025 diventa 106.335,90 euro per chi va in pensione nel 2027: 6.335,90 euro in più, che si trasformano in pensione per tutta la vita.
Perché è così alto
Il tasso guarda indietro di cinque anni. Nel calcolo del 2026 non c’è più il 2020, l’anno della recessione da pandemia, quando il PIL nominale è crollato. Ci sono invece il forte rimbalzo del 2021 e gli anni dell’inflazione alta, il 2022 e il 2023, che hanno fatto crescere il PIL nominale a ritmi che non si vedevano da decenni. Il risultato è un tasso più che doppio rispetto a tutti quelli applicati alle pensioni decorrenti dal 2011 al 2024.
| Decorrenza pensione | Montante al | Coefficiente | Rivalutazione |
|---|---|---|---|
| 2010 | 31/12/2008 | 1,033201 | +3,32% |
| 2011 | 31/12/2009 | 1,017935 | +1,79% |
| 2012 | 31/12/2010 | 1,016165 | +1,62% |
| 2013 | 31/12/2011 | 1,011344 | +1,13% |
| 2014 | 31/12/2012 | 1,001643 | +0,16% |
| 2015 | 31/12/2013 | 1,000000 * | 0,00% * |
| 2016 | 31/12/2014 | 1,005058 | +0,51% |
| 2017 | 31/12/2015 | 1,004684 | +0,47% |
| 2018 | 31/12/2016 | 1,005205 | +0,52% |
| 2019 | 31/12/2017 | 1,013478 | +1,35% |
| 2020 | 31/12/2018 | 1,018254 | +1,83% |
| 2021 | 31/12/2019 | 1,019199 | +1,92% |
| 2022 | 31/12/2020 | 1,000000 * | 0,00% * |
| 2023 | 31/12/2021 | 1,009756 ** | +0,98% |
| 2024 | 31/12/2022 | 1,023082 | +2,31% |
| 2025 | 31/12/2023 | 1,036622 | +3,66% |
| 2026 | 31/12/2024 | 1,040445 | +4,04% |
| 2027 | 31/12/2025 | 1,063359 | +6,34% |
* Tasso negativo neutralizzato: per l’articolo 1, comma 9, della legge n. 335 del 1995, come integrato dall’articolo 5 del decreto-legge n. 65 del 2015, il coefficiente non può essere inferiore a 1, salvo recupero sulle rivalutazioni successive. Per le decorrenze 2015, prima applicazione della norma, il recupero è escluso dall’articolo 5, comma 1-bis, del decreto-legge n. 65 del 2015. ** Coefficiente dopo il recupero del tasso negativo dello 0,0215% relativo alle decorrenze 2022 (1,009973 × 0,999785; fonte: tabelle INPS). Fonte: note ISTAT pubblicate dal Ministero del Lavoro.
Per trovare un valore più alto bisogna tornare alle pensioni con decorrenza 1996, quando il coefficiente era 1,065726. Negli anni Settanta e Ottanta, con l’inflazione a due cifre, la rivalutazione arrivava oltre il 20%: ma riguarda periodi che oggi si valorizzano con il contributivo solo in casi particolari, come l’opzione.
Chi ne beneficia
- Chi va in pensione con decorrenza dal 1° gennaio al 31 dicembre 2027, sulla quota calcolata con il sistema contributivo.
- Contributivi puri, privi di contributi al 31 dicembre 1995: tutta la pensione si calcola sul montante.
- Sistema misto: la rivalutazione riguarda la quota contributiva, dal 1996 per chi aveva meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995, dal 2012 per gli altri.
- Chi esce con un calcolo interamente contributivo, come chi sceglie l’opzione al contributivo.
Non cambia nulla, invece, per chi è già in pensione: il montante si trasforma in pensione una sola volta, alla decorrenza, con le rivalutazioni maturate fino ad allora. Per chi è già pensionato il tasso 2026 rileva solo per eventuali supplementi o altre prestazioni contributive con decorrenza 2027. Le pensioni in pagamento si adeguano ogni anno all’inflazione con la perequazione, che è un meccanismo diverso.
Il confronto con i coefficienti di trasformazione
Dal 1° gennaio 2027 i coefficienti di trasformazione scendono a tutte le età, tra l’1,21% e l’1,97%. Ma la rivalutazione del 6,34% agisce sullo stesso montante e pesa molto di più: chi va in pensione nel 2027 parte da una base più alta.
Esempio: uscita a dicembre 2026 o a gennaio 2027
Un lavoratore ha un montante di 280.000 euro al 31 dicembre 2024 e versa 10.000 euro di contributi l’anno. Compie 67 anni a novembre 2026.
- Decorrenza 1° dicembre 2026, a 67 anni: montante 310.491 euro (rivalutazione del 4,0445% sul montante 2024 più i contributi 2025 e 2026), coefficiente 5,608%. Pensione contributiva 17.412 euro annui lordi.
- Decorrenza 1° gennaio 2027, a 67 anni e 1 mese: montante 330.416 euro (rivalutazione del 6,3359% sul montante 2025 più i contributi 2026), coefficiente 5,530%. Pensione contributiva 18.272 euro annui lordi.
Un mese di differenza vale 860 euro l’anno in più, circa il 4,9%, per tutta la durata della pensione. Il requisito è già maturato nel 2026, e gli 860 euro comprendono anche un mese di contributi in più.
Simulazione aPensione semplificata: contributi distribuiti uniformemente nell’anno, nessuna variazione retributiva, coefficiente a 67 anni e 1 mese calcolato per interpolazione mensile. Il beneficio effettivo dipende dal montante e dal peso dei contributi dell’ultimo biennio, che non si rivalutano.
Per chi ha un montante consistente, quindi, uscire nel 2027 invece che a fine 2026 non è una penalizzazione: è quasi sempre un guadagno, anche con i nuovi coefficienti. E fino a 70 anni servono circa sei mesi di età in più perché il nuovo coefficiente torni al livello del 2026 (a 71 anni il coefficiente non cresce più). Chi può rinviare di sei mesi somma quindi l’intera rivalutazione a un coefficiente invariato, ma rinuncia a sei mensilità: il conto va fatto caso per caso.
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Conviene rinviare l’uscita?
Per chi ha già maturato il diritto e può scegliere la data, la risposta va cercata nei numeri, ma alcune regole aiutano.
- Il guadagno riguarda solo la quota contributiva Chi ha una pensione in gran parte retributiva vede un effetto limitato.
- Conta la decorrenza, non la data delle dimissioni Requisito, finestra e domanda decidono in quale anno decorre la pensione. Chi ha la decorrenza entro il 2026 non riceve la rivalutazione 2026; per chi esce dal 2027 in poi entra nel montante.
- Un mese senza pensione ha un costo Va confrontato con quanto si guadagna sull’assegno per tutta la durata della pensione: se nel frattempo si lavora e si versano contributi, il conto torna quasi sempre.
- Il 2028 è un’incognita Il tasso per le decorrenze 2028 sarà calcolato sul quinquennio 2022-2026, senza il rimbalzo del 2021: oggi non è noto e non va dato per scontato che resti così alto.
Dicembre 2026 o 2027: quale data conviene a te?
Ricostruiamo il montante dall’estratto conto, calcoliamo la pensione con la rivalutazione e i coefficienti del 2026 e del 2027 e individuiamo la decorrenza migliore per la tua posizione.
Richiedi un reportDomande frequenti
La rivalutazione del 6,3359% aumenta anche la mia pensione in pagamento?
No. Il tasso di capitalizzazione serve solo a rivalutare il montante di chi deve ancora andare in pensione. Le pensioni in pagamento si adeguano con la perequazione annuale, legata all’inflazione.
I contributi del 2026 si rivalutano?
Non per chi va in pensione nel 2027: si rivaluta il montante al 31 dicembre 2025, mentre i contributi del 2026 e quelli del 2027 si aggiungono al loro valore nominale.
Chi va in pensione a dicembre 2026 cosa prende?
Il tasso dell’anno precedente: il montante al 31 dicembre 2024 rivalutato del 4,0445%, con i coefficienti di trasformazione 2025-2026.
Vale anche per chi è nel sistema misto?
Sì, sulla quota contributiva. Più è lunga la parte di carriera calcolata con il contributivo, più pesa la rivalutazione.
Il tasso può essere negativo?
Il tasso calcolato sul PIL sì, come è accaduto per le decorrenze 2015 e 2022. Ma per legge il coefficiente non può scendere sotto 1: il montante non si riduce. La parte negativa si recupera sulle rivalutazioni successive, come avvenuto per le decorrenze 2023; per il 2015, prima applicazione della norma, la legge ha escluso il recupero.
Si applica anche alle casse dei professionisti?
Il tasso dell’articolo 1, comma 9, della legge n. 335 del 1995 riguarda le gestioni obbligatorie con calcolo contributivo, a partire da quelle INPS. Le casse dei professionisti seguono i propri regolamenti: quelle nate con il decreto legislativo n. 103 del 1996 partono dal tasso della legge n. 335 e possono riconoscere maggiorazioni; le altre applicano criteri propri. Da verificare con la cassa.
Avvertenza
Questo articolo ha finalità divulgative e informative ed è aggiornato alla data di pubblicazione. Riferimenti: articolo 1, commi 6 e 9, della legge 8 agosto 1995, n. 335; nota ISTAT del 16 ottobre 2026 sul tasso annuo di capitalizzazione per l’anno 2026, pubblicata dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali il 21 ottobre 2026; articolo 5, commi 1 e 1-bis, del decreto-legge 21 maggio 2015, n. 65, convertito dalla legge 17 luglio 2015, n. 109; decreto direttoriale di rideterminazione dei coefficienti di trasformazione dal 1° gennaio 2027. Le simulazioni sono semplificate e non sostituiscono il calcolo dell’INPS sulla singola posizione.

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