7 Marzo 2026

Arriva il nuovo part time incentivato verso la pensione: cosa prevede la legge per le PMI

A distanza di circa dieci anni dal part time agevolato introdotto dalla legge n. 208/2015 (legge di Stabilità 2016) per il triennio 2016-2018, il legislatore introduce una nuova misura pensata per accompagnare i lavoratori alla pensione favorendo allo stesso tempo il ricambio generazionale nelle imprese. La novità è contenuta nell’articolo 6 della legge annuale per le PMI, approvata definitivamente dal Parlamento il 4 marzo 2026, che introduce una nuova forma di part time incentivato negli ultimi anni di lavoro prima del pensionamento. La norma consente ai lavoratori dipendenti di chiedere al proprio datore di lavoro la trasformazione del rapporto da tempo pieno a tempo parziale, con una riduzione dell’orario compresa tra il 25% e il 50%. La riduzione dell’orario può essere organizzata anche attraverso clausole elastiche o flessibili, distribuendo diversamente le ore lavorate nell’arco della settimana o del mese.

Come funziona il nuovo part time incentivato

Il meccanismo previsto dalla legge è costruito per evitare effetti negativi sulla futura pensione del lavoratore.

Durante il periodo in cui l’attività lavorativa viene svolta con orario ridotto, il lavoratore beneficia infatti di due importanti vantaggi.

Da un lato è previsto l’esonero dal versamento della quota di contributi previdenziali a suo carico sulla retribuzione percepita. L’importo massimo dell’esonero è fissato in 3.000 euro all’anno.

Dall’altro lato viene riconosciuta al lavoratore la contribuzione figurativa per le ore non lavorate, così che la riduzione dell’orario non comporti penalizzazioni nel calcolo della pensione futura.

In pratica, i contributi che il lavoratore non versa vengono trasformati in retribuzione netta, entrando quindi direttamente nella busta paga. Tuttavia queste somme restano soggette a tassazione ordinaria.

Il comma 6 dell’articolo 6 della legge stabilisce inoltre che al lavoratore sia riconosciuta «l’integrazione dei versamenti contributivi sino a concorrenza della quota di retribuzione non percepita per effetto della trasformazione del contratto di lavoro». La formulazione sembra sostanzialmente confermare il meccanismo della contribuzione figurativa, come emerge anche dalla relazione tecnica allegata alla norma.

Chi può accedere alla misura

Il nuovo part time incentivato può essere richiesto negli anni 2026 e 2027 e riguarda esclusivamente alcune categorie di lavoratori.

La misura è infatti destinata ai dipendenti del settore privato con contratto a tempo pieno e indeterminato che lavorano in imprese con non più di 50 dipendenti.

Per accedere al beneficio è inoltre necessario che il lavoratore possieda anzianità contributiva precedente al 1° gennaio 1996, quindi rientri almeno in parte nel sistema pensionistico retributivo o misto.

Un ulteriore requisito riguarda la distanza dalla pensione. Il lavoratore deve infatti maturare entro il 1° gennaio 2028 i requisiti per uno dei seguenti trattamenti pensionistici:

  • pensione di vecchiaia, pari a 67 anni di età e almeno 20 anni di contributi (con possibile adeguamento di un mese nel 2027);
  • pensione anticipata ordinaria, pari a 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne (anch’essi destinati ad aumentare di un mese nel 2027).

Il periodo di part time agevolato decorre dal momento della richiesta fino alla prima data utile di pensionamento.

La norma non prevede tuttavia un obbligo di pensionamento immediato. Il periodo incentivato può infatti proseguire fino al 31 dicembre 2027 oppure fino alla data effettiva di pensionamento, se precedente.

Per il raggiungimento dei requisiti pensionistici possono essere considerati solo i contributi versati nelle gestioni INPS, senza possibilità di cumulare contributi provenienti da casse professionali.

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L’obbligo di assumere un giovane

Uno degli elementi più caratterizzanti della misura è il collegamento con il ricambio generazionale nelle imprese.

La legge stabilisce infatti che per ogni lavoratore che richiede la riduzione dell’orario tramite il part time incentivato, il datore di lavoro deve effettuare una nuova assunzione a tempo pieno e indeterminato di un lavoratore under 34.

Su questa assunzione l’azienda potrà eventualmente beneficiare degli incentivi contributivi già previsti dalla normativa vigente, se ne ricorrono i requisiti.

L’idea alla base della norma è quindi quella di favorire un passaggio graduale di competenze tra lavoratori senior e giovani neoassunti, accompagnando il lavoratore verso la pensione senza interrompere la continuità produttiva dell’impresa.

Misura limitata e accesso contingentato

Il legislatore ha previsto anche alcuni limiti per evitare un impatto eccessivo sulla finanza pubblica.

La nuova misura sarà infatti disponibile solo per un massimo di 1.000 lavoratori e comunque nel limite delle risorse stanziate.

Per accedere al beneficio i lavoratori interessati dovranno prima richiedere all’INPS la verifica dei requisiti pensionistici, secondo modalità operative che saranno definite con successivi provvedimenti dell’Istituto.

Solo dopo la certificazione dei requisiti sarà possibile procedere alla trasformazione del rapporto di lavoro in part time agevolato.

Un nuovo tentativo dopo il precedente part time agevolato

Il nuovo intervento richiama da vicino il precedente part time agevolato introdotto dalla legge n. 208/2015, che però ebbe un utilizzo piuttosto limitato.

Anche per questo motivo la nuova misura è stata progettata con una platea ristretta e con un sistema di accesso contingentato, nel tentativo di favorire un utilizzo più mirato e sostenibile dello strumento.

Resta ora da verificare se questa nuova formula riuscirà realmente a diventare uno strumento efficace per accompagnare i lavoratori alla pensione e favorire l’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro.